Progetto : Vedere per leggere Il teatro delle piccole favole quattro mostre

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Da   “Pinocchio” a “L’isola degli smemorati” attraverso il “Piccolo Principe”e “Momo” fino a “Salutiamoci” un viaggio  che narra e rappresenta il vissuto di un bambino spesso “invisibile” o vittima del pubblico disinteresse.

INTRODUZIONE GENERALE


Oggi, nella nostra società, assistiamo a continui cambiamenti economici e sociali indotti dallo sviluppo tecnologico nell’ambito della comunicazione, mutamenti che incidono sulle stesse modalità di trasmettere e acquisire conoscenze. Si assiste così all’utilizzo sempre più esteso, da parte soprattutto dei giovani, di computer, videofonia e videogiochi, mentre gran parte della società si mantiene ancorata ad un sistema di trasmissione tradizionale del sapere, con schemi elaborati attraverso la ripetitività della pratica quotidiana, e rinforzati dalla tradizione. Da un lato si percepisce una continuità del presente proiettato ad un confronto col passato, mente dall’altra l’asse è decisamente sbilanciato verso una proiezione nelle possibilità future.
Si può dunque affermare che in una società  che sempre più si definisce attraverso le immagini, è pur sempre la parola  a fornire il codice interpretativo privilegiato per comprenderle e decodificarle: si crea così una discontinuità tra oggetto e forma dell’apprendimento.
Dall’esigenza di superare questa discontinuità nasce il nostro progetto.
Un progetto scritto pensando al disagio che si prova nel vivere un’ evoluzione sociale così rapida. Un progetto che tiene  conto di anziani, diversamente abili e bambini. Un progetto quindi che pensa a tutti i soggetti che, per motivi anagrafici, fisici o psicologici, si sentono esclusi dalla corsa all’integrazione. Un progetto che si pone l’obiettivo di intervenire sui limiti della normalità ampliandoli a tal punto da far diventare patrimonio sociale anche quelle idee che spesso non vengono accettate, soltanto, perché espresse da fasce sociali prive dell’autorevolezza istituzionale, da soggetti che già autonomamente si ritengono inadeguati, a causa delle difficoltà incontrate nel conformarsi a regole pensate per un diverso target , più rispondente al  modello di uomo forte, grande, adulto e dotato di potenziale economico- produttivo. 
Un progetto la cui sperimentazione è stata sinora utilizzata con ottimi risultati dagli operatori della nostra associazione, e che è potuto crescere grazie alla collaborazione di uno folto gruppo di appartenenti alle “cosiddette” fasce deboli, alla partecipazione  di educatori sociali e scolastici, e da tutti coloro che hanno, con noi, voluto rendersi conto che per costruire un futuro comprensibile è necessario ampliare, e non di poco, l’accesso alle tecniche necessarie per conoscere e comunicare.
Gli anziani, i diversamente abili e i bambini, per i quali auspichiamo una società futura più accogliente, insieme alle categorie sopraelencate di operatori, sono i protagonisti di questo lavoro che, partendo dall’analisi dell’immagine dell’uomo produttivo proposta dai mass-media, evidenzia come, in una società che basa i suoi valori sulla potenzialità lavorativa, chi non produce venga considerato un "invisibile".
L’ "invisibile" è quello che si cela dietro un’immagine "stretta tra violenza e consumo", schiacciata tra articoli e reportages giornalistici riguardanti dolorosi e tristi fatti di cronaca da un lato e la luminosa ribalta di programmi televisivi e spot pubblicitari dall’altro. Se vengono però abbandonate queste stereotipate immagini è possibile scorgere un fantastico "ordinario invisibile profondamente originale nel suo essere altro".
Altro rispetto alle modalità di conoscere della “normalità”. Altro per la sensibilità verso il non-conosciuto e con un naturale e diverso bisogno di muoversi, scoprire, esplorare, affascinato dai suoni e dalle immagini in maniera divergente se non, alcune volte, opposte alla codificata lettura che la nostra società dà di sé stessa.
La letteratura prima e la cinematografia e il teatro poi hanno raccontato attraverso l’analisi di alcuni personaggi, quali Pinocchio, il Piccolo principe e Momo, questo “essere altro” attratto dal viaggio indagatore delle possibilità di vita, di pensiero, di abitudini, di cammino nel mondo. E proprio attraverso uno sguardo considerato “immaturo”, che possiamo intendere come possibilità di vedere oltre il visibile, di rivestire con l’immaginazione i vari ruoli. Ed è assumendo diversi punti di vista e simulando il reale, che l’“essere altro” lavora alla costruzione dell’uomo che sarà.
È così che inizia il viaggio dell’essere invisibile verso un cammino che incontra, per sua natura, le potenzialità dell’immaginario, le radici delle immagini e del suono. E l’inizio del viaggio trasforma l’ “essere altro” da invisibile a nomade consapevole. Nomade vuol dire essere implicitamente predisposti a infiniti tempi ed alle infinite possibilità dello spazio, alle molteplici opportunità di apprendimento negli universi della simulazione.
Il nomade è il viaggiatore curioso esploratore del mondo che lo circonda; è il viaggiatore immerso nella pluralità dei codici: alfabetico-testuale, sonoro, iconico e dunque incline alla multimedialità. È colui che utilizza varie strategie di apprendimento, oltre quella simbolico-concettuale, e che sono collegate, all’azione, alla manipolazione e ricostruzione di oggetti, alla sperimentazione e poi al gioco, ai suoni, ai colori, alle immagini.
E’ colui che ha imparato a fare a meno dei punti fermi, a ridefinire se stesso nel continuo confronto con una modernità “liquida”, che diventa sempre più inafferrabile e impossibile da fissare in uno stato permanente.
Il nomade parte da Pinocchio che coinvolto dalla vita colorata e vivace del gran teatro dei burattini, rifugge dalla grigia quotidianità proposta dalla morale sociale cercando di capire quali sono i principi per cui un burattino non può essere compreso dalla realtà che lo circonda; prosegue con il Piccolo Principe che per curare il suo disagio si mette in viaggio nell’universo alla ricerca di un amico; finendo con Momo che immerso nella sua conoscenza bambina riesce risvegliare una coscienza di libertà nella società che la circonda.

 

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Schede tecniche delle 4 mostre

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