Giocare a giocare: il luogo della storia, le storie dei luoghi.

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Progetto di stages di riproposizione scenica
Presentazione
Conoscere la realtà in cui si vive è un obiettivo molto difficile da raggiungere, quando si è coinvolti da un  ritmo frenetico con cui la società dei nostri giorni ama cimentarsi.
Ci sono, però, momenti in cui questo ritmo sembra affievolirsi e la vita stessa sembra scorrere meno veloce: sono quei momenti in cui lo spazio che ci circonda diventa una possibilità di racconto e le piccole consuetudini che si vivono, di giorno in giorno, diventano una storia  meravigliosa da raccontare ad altri. E’ così che spostando i parametri d’incontro e confronto, con le persone e le cose che ci vivono intorno, riusciamo a renderci protagonisti di ciò che ci succede.
Il posto in cui viviamo ed agiamo diventa un patrimonio meraviglioso perché sede prediletta della nostra emozione e posto da cui recuperare storie della tradizione o della fantasia che il luogo stesso contiene: il racconto concepito come momento di fusione tra spazio e tempo.
In questi momenti l’emotività, si amplifica a tal punto da diventare coscienza e lente di ingrandimento di ciò che ci circonda, che prende il sopravvento e diventa gravido di ricordi e di memoria e soprattutto diventa sede congeniale delle nostre vite fantastiche e di conseguenza del nostro mondo creativo.
Ed ecco che all’improvviso ci soffermiamo di più a guardare quei luoghi in cui altre volte siamo passati distratti.
Ci soffermiamo ad apprezzare di più, a recuperare il gusto che ci lega allo spazio, che ci trasporta in una narrazione che solo noi, che l’abbiamo vissuta, possiamo raccontare ad altri.
Il racconto è un passaggio d’esperienza legato al tempo ed allo spazio del resto come potrebbe essere altrimenti. Chi non ricorda le serate, senza televisione passate ad ascoltare la nonna che raccontava una favola, una novella, un fatto realmente accaduto che, proprio perché narrate in un tempo magico (la notte) ed il un luogo magico (l’uscio d’estate, il camino d’inverno), acquistavano un valore evocativo straordinario.
E solo quando siamo coinvolti emotivamente che ci soffermiamo di più a sentire i rumori che, per l’occasione, ci sembrano più ovattati, scivolare nelle nostre orecchie e diventare suggerimenti alla trama del nuovo episodio da raccontare.
Che altro non è se non vivere un ricordo che ci lega agli altri, a tutti quegli altri che incontriamo nel tempo e nello spazio del nostro racconto, col naso all’insù, a cercare di dare corpo al proprio.

 

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