Parma, la Città che FAMeravIGLIE

07/10/2010 | Parma, la Città che FAMeravIGLIE

Parma, la Città che FAMeravIGLIE

Parma, la Città che FAMeravIGLIE


Il progetto trae origine da quasi tre anni di sperimentazione di nuove metodologie e nuovi linguaggi per comunicare con la città e le sue “famiglie”, condividendone spazi, allestiti e animati, attraverso il teatro di narrazione.


Il lavoro, tutto racchiuso nel suo titolo “Per educare un fanciullo serve un intero villaggio”, è stato un percorrere la città con la voglia di capirne quei “tempi” che non erano ancora stati resi spazi di narrazione, quelle situazione che, spesso, gli stessi protagonisti ritengono banali ma che, al contrario, valgono l’eccezionalità di un racconto


Il primo prodotto, realizzato, seguendo questo filone di idee si prefiggeva la narrazione della storia di Pinocchio secondo una modalità che si ponesse al confine tra una mostra e uno spettacolo, permettendo agli avventori di essere spettatori e contemporaneamente parte della narrazione stessa.


A Pinocchio è seguito il Piccolo Principe che ci ha permesso di creare un legame ancora più stretto con le realtà cittadine che partecipavano al progetto, è lì che ha cominciato a farsi largo l’idea che le storie, anche se soltanto pretesti, dovessero calarsi nei tempi e negli spazi che le contengono è lì che abbiamo cominciato ad avere un rapporto più diretto con la città e con la realtà della sua vita quotidiana.


Abbiamo così scoperto una città accogliente una città “famiglia”, una città che nella continuità di un rapporto tra tempo e spazio rivela la “famiglia” come pietra fondamentale della formazione culturale dell’intero tessuto sociale.


Alla ricerca di una luogo accogliente, pretesto per cominciare a parlare di Parma e delle sue famiglie meravigliose, è arrivata, nella terza fase del nostro lavoro, Momo, una bimba senza poteri magici, un cucciolo di uomo che crea un clima di serenità e allegria, con le sue qualità semplici ma straordinarie: ha fantasia e sa ascoltare gli altri.


La Parma di Momo e dei suoi amici diventa un po' il simbolo dell'umanità, scossa dalla frenesia moderna, che fa dimenticare gli affetti, le persone care, i piccoli piaceri della vita.


Insomma un'analisi macroscopica della società tra frenesia ed egoismo, tra guadagno e consumismo, risolti da uno sguardo e un orecchio attento che, dalla fantasia all'immaginazione, dall'amicizia alla famiglia, recupera tutti quei valori importanti, trasmessi dallo stare insieme dall’ascoltarsi dal prendersi cura degl’altri.


Il pretesto, preso in prestito da questa storia magica e intelligente, ci ha permesso di incontrare per le strade di Parma personaggi, speciali e intensi, con i quali abbiamo sfogliato la città, come fosse un libro in cui si celavano dei significati e delle metafore quanto mai attuali e ricche di spunti su cui riflettere.


Le tante tappe di questa ricerca sono state allestite in miniscenografie esemplificative, ciascuna parte della “storia-emozione” della città, illustrazioni tridimensionali, attraversate da piccoli gruppi aiutati dalla sapiente guida di un attore-narratore che a volte rappresentava con il suo carattere uno dei personaggi della storia, altre volte aiutava gli spettatori a prender parte per uno o l’altro personaggio, o ancora cedeva la parola e la narrazione agli spettatori stessi offrendo spazio ai loro commenti e alla loro inventiva.


Ma il percorso di ricerca non si è mai interrotto, riproponendo nella mostra laboratori interattivi dove si realizzava una vera partecipazione del pubblico che si è sentito parte del mondo fantastico che intorno a lui si veniva a creare, finendo per vivere un’esperienza nuova e arricchente diversa dalle altre.


La narrazione della storia si è andata, così, intrecciando con la vita vissuta non soltanto di chi l’aveva allestita ma anche di chi ne frequentava gli spazi come visitatore, creando dei veri e propri feed-back tra le vicende esposte e le storie delle persone.


Cosicché la tematica della “città famiglia”, presentata attraverso la narrazione di una Momo non più narratore ma oramai parte della storia della città, giungeva facilmente ad ogni cuore. Poiché ogni persona, sia esso attore o spettatore, per leggere la storia dell’intera città non può che partire dalla propria esperienza, non può che riflettere attivamente sulla qualità di un contesto ambientale e dei suoi rapporti con gli altri.


 


La mostra, quindi la città, ha iniziato il suo racconto in diversi luoghi d’Italia (Aula del Consiglio della Regione Lazio, Museo del Giocattolo, Castello Orsini di Fiano Romano, Il Pungiglione Onlus, Sede Nazionale dell’UNICEF, Bioparco di Roma, Borgofestival, Museo della Città di Acquapendente, …. ) raggiungendo circa 35.000 spettatori.


 


Dallo sperimentare quella che doveva essere soltanto una nuova formula di spettacolo è scaturito qualcosa di più, una sorta di evento innovativo che ha finito per stupire i suoi stessi ideatori e per superare di gran lunga le aspettative che vi erano state riposte.


 


L’esperienza di collaborazione, su tutto questo lavoro, con l’Agenzia per la Famiglia del Comune di Parma, ci ha portato a immaginare un modo per offrire stabilità e continuità non solo al progetto stesso, ma anche alle diverse prospettive di ricerca e sperimentazione che esso offriva, estendendo la collaborazione ad altre realtà impegnate o sensibili a questo tipo di tematiche e promuovendo linguaggi originali ed efficaci in grado di modificare alla radice e dall’interno la cultura della città, legata ad un concetto protezionista o a un dovere di semplice tutela, che si pone molto lontano dalla vera affermazione del diritto all’esistenza e al rispetto che si deve offrire a tutti gli abitanti del mondo: una concezione che prenda in considerazione i valori della “famiglia” parte di una comunità, risorsa effettiva a disposizione della collettività, spazio privilegiato per rifondare la società su valori più umani e solidali, più fantasiosi e aperti, in grado di accogliere con gioia e curiosità ogni novità, ogni diversità con la quale viene in contatto.


Per progettare un cammino ulteriore l’idea è di legare il nostro racconto alle realtà cittadine a partire dall’essenza delle storie che una città può raccontare quella dei suoi abitanti e dagli intrecci più “elementari” che essa possiede: le sue famiglie.


La famiglia diverrà così protagonista vera e propria del racconto dell’umus della città, e l’ultima fase di “Per educare un fanciullo serve un intero villaggio” ci ha fornito il contesto in cui tutto questo si potesse sperimentare:


Persone che hanno cominciato a raccontarsi come attori, soggetti attivi, guidando gli altri alla scoperta della loro città fantastica, della quale il racconto si era appropriato e comunicando, con il loro entusiasmo e i contenuti della storia, la propria vita vissuta, conquistando così nuovi spazi di autonomia e protagonismo.


Dai racconti entusiasti di chi aveva avuto modo di vivere questa esperienza abbiamo potuto intuire che il grande e nuovo valore dell’iniziativa risiedeva proprio nella possibilità offerta a tutti di sperimentare se stessi nel rapporto con gli altri, in un contesto nuovo, gradevole e stimolante, impegnativo e temporaneo, che offrisse uguale spazio di esperienza diretta e di riflessione su quanto si era fatto in un clima di pari dignità e importanza tra le persone e nel quale ciascun apporto era ben accolto e valorizzato.


La chiave di volta di questo lavoro è stato il vivere un contesto di partecipazione e protagonismo mettendo in gioco una propria storia, parlando, narrando o illustrando lo spazio che la contiene: “la città”.


 


Una città è un luogo vivo animato da tante persone. Una città è fatta di tanti posti in cui fermarsi ad osservare, a pensare. Una città è il luogo in cui tutti vorremmo essere riconosciuti. La città è un universo affascinante fatto di quotidiana meraviglia. Ogni città è l’insieme delle tante piccole storie di chi la vive; il complesso dei ricordi dei micro organismi che la determinano, dei piccoli gruppi che ne sono il sistema letterario. Ogni città è una biblioteca, i suoi quartieri sono gli scaffali, le sue strade i ripiani, i condomini i volumi, i capitoli sono le famiglie e i paragrafi le persone.


Una città non finisce mai di meravigliare perché contiene dietro l’uscio di ogni singola casa, dietro la porta di ogni singola stanza, una parte della sua storia.


Le città è un insieme di tante cose: memorie, desideri, segni di un linguaggio; le città sono luoghi di scambio, come spiegano tutti i libri di economia, ma questi scambi non sono soltanto scambi di merci, sono scambi di parole, di desideri, di ricordi.”


Così Italo Calvino, nelle sue Città Invisibili, induce Marco Polo a cercare le ragioni segrete che hanno portato gli uomini a vivere nelle città.


Sulle tracce dell’impegno affidato da Calvino a Marco Polo, il progetto la Città che FAMeravIGLIE è il tentativo di raccontare alcuni degli aspetti essenziali e identificativi di Parma approfittando del grande patrimonio narrativo rappresentato dai suoi microcosmi: “le famiglie” e di ricercare i modi e le forme in cui le famiglie sono state portatrici di azioni capaci di rigenerare la fisionomia e la vita della comunità.


 


L’uscio di una casa rappresenta il confine ideale in cui la storia di chi vive al suo interno si incrocia con quelle del resto del mondo. È così che il racconto di piccoli gruppi diventa letteratura e coscienza dell’intero mondo.


Qualsiasi atteggiamento culturale nasce nel momento in cui ognuno, solcando l’uscio della propria casa, si apre alla possibilità di entrare in quelle degli altri. Solo così si creano i presupposti per il confronto che è presupposto al riconoscimento di una cultura collettiva. Solo così si da vita alla meraviglia del condividere.


Si può affermare, senza timore di essere smentiti, che a tante famiglie meravigliose corrisponde una città meravigliata.


Meravigliata dal sentirsi piena di emozioni difficili da descrivere a parole.


Meravigliata dal sentirsi piena di artisti, filosofi, interpreti… tanti quanti sono i suoi abitanti.


Meravigliata dalla magia che riesce a presentarsi, come un sogno, come un'utopia già, in parte, realizzata dalle tante storie familiari divenute racconto nel progetto Città che FAMeravIGLIE.


 


Dopo Pinocchio, il Piccolo Principe e Momo quest’anno sarà Alice, bambina nel paese delle meraviglie, che aprirà il varco verso l’immaginazione, la creatività e il sogno, strumenti necessari al racconto per dare forma ai desideri che animano non solo l’immagine ma la vita stessa della città.


Il rapporto tra città e desiderio viene delineato attraverso l’azione generatrice e trasformatrice dell’immaginazione: immaginare, nei luoghi abitati da uomini e donne, è il desiderio di rendere vivo e concreto l’esistente che spesso rimane chiuso tra le mura domestiche in un tempo, essenziale, che sembra non appartenere alla complessità della vita cittadina.


 


Il tempo è lo scarto assoluto di un mondo pensato secondo valori e rapporti che non possono prescindere dalle storie di ognuno degli individui che lo percorre”.


 


Il tempo è anche condizione d’uso di uno spazio. Uno spazio che non corrisponde solo a quello delle quattro mura domestiche, ma che nell’incontro tra le storie della famiglia e della città svela tutta la sua ricchezza. Il tempo è la capacità di immaginare e pensare una città che per capire se stessa si incuriosisce dei desideri delle persone che la abitano.


Il sogno di Alice prende vita proprio grazie a questa curiosità. Alice scopre i personaggi che popolano il paese delle meraviglie senza la paura di uscire dalla propria casa con un forte desiderio di raggiungere un giardino meraviglioso intravisto dalla fessura di un uscio. Alice immagina un mondo altro, una città dove la magia si annida nel quotidiano ed è in grado di leggere ciò che sembra banale come qualcosa di straordinario. È il desiderio a spingere Alice a pretendere che il suo tempo nel paese delle meraviglie non finisca mai. Ed è la sua voglia di raccontarsi a dare vita a quelle meraviglie.


Nei sogni tutto l’immaginabile può essere desiderato ma anche il sogno più inatteso è una realtà passata ancora da raccontare. E le città immaginate sono proprio come i sogni: costruite su realtà desiderate.


 


È da qui che ha origine il nostro racconto progettuale. Dal Desderio….


 


Desiderio come motore di trasformazione, ovvero immaginazione e realtà, capaci di dare forma non solo a elementi concreti costitutivi della città, modificandone l’aspetto fisico, ma anche a nuovi modi di stare e vivere insieme: una cronaca dettagliata ed efficace della città che permetta a ognuno di viverla e condividerla.


 


Desiderio come motore di trasformazione: Sarà il tema dei laboratori, in rete, con le varie realtà territoriali interessate.


 


Desiderio come mondo di sentimenti, sogni, aspettative, visioni che legano ogni abitante, ospite, migrante, visitatore passeggero alla città. Ma anche sentimenti e sogni che legano gli abitanti tra loro in quel tessuto fondamentale della città che è la vita fatta di relazioni e di scambi nel più intimo spazio domestico: la famiglia.


 


Desiderio come mondo di sentimenti, sogni, aspettative: Sarà il tema dei laboratori, in scuole compartecipati tra alunni, insegnanti e genitori)


 


Immaginare città, dunque, è dare forma, trasformare sogni, aspettative, desideri in realtà fantastiche.


 


Traccia su cui si snoderà il percorso di incontri:


 


Tutto il progetto è diviso in due fasi “spazio-temporali” :


 


Una prima fase che si pone un obiettivo a medio termine che prevedendo in primavera una festa delle Famiglie un evento che, per due giorni, possa coinvolgere la città, in una sarabanda di storie, raccontate, esposte, scritte, drammatizzate…, (in uno o più luoghi) che altro non sono, se non i semi da cui si è generato l’insieme di memorie, che hanno fatto della città non solo un luogo di scambio di merci, ma di scambio di parole, desideri, e ricordi.


 


In una seconda fase l’obiettivo sarà la costruzione di due spazi:


 


Il primo spazio dedicato alle storie raccolte sarà una sorta di biblioteca “fantastica” in cui leggere della città.


Il secondo spazio (Forse una nuova mostra di piccolo teatro) un resoconto di ciò che Alice ha visto nel suo giro in città, una esposizione di desideri raccolti, di piccole quotidianità, di idee uscite di casa da tanti usci sempre più aperto.


 


Questi momenti finale hanno bisogno di una serie di incontri di preparazione:


 


In un primo un incontro, in-formativo, con tutte le realtà interessate, si proporrà il progetto e si imposterà il lavoro che, ognuno, in autonomia, potrà svolgere al’interno delle linee guida che la scheda progettuale propone.


Si confronteranno le possibilità di collaborazione che le varie realtà hanno, nelle loro competenze, nei loro tempi, e nei loro spazi.


 


Tecnicamente, infatti, ogni laboratorio (accompagnato da un corso di in-formazione) seguirà uno schema, oltre che tecnico, di spazi temporali definiti in modo da avere, nelle scadenze che il progetto si propone, il risultato di tutti i laboratori.


 


SCHEDA PROGETTUALE:


 


Lo schema di questo lavoro nasce dalla continuità del progetto, “Per educare un fanciullo serve un intero villaggio”, nato nell’Agenzia per la famiglia del Comune di Parma in collaborazione con L’Associazione Rinoceronte Incatenato e Forum Solidarietà, così ben accettato dalla città e dalle sue realtà socio-culturali, da permettere una crescita di rapporti tali da determinare un gruppo che, agendo sul territorio, è stato in grado di presentare e di svolgere il lavoro pensato.


La commistione tra questi tre gruppi di lavoro (Agenzia, Territorio, Associazioni) ha permesso una continuità di intervento che ora ha il compito di aprirsi ancora di più, in modo che tutte quelle realtà che, o per informazione o per interesse non hanno partecipato possano, insieme alle realtà sociali e associative già coinvolte nel progetto, creare continuità e diventare a loro volta punti di riferimento del lavoro della città.


 


Scheda tecnica:


 


a) Raccolta delle storie come stimolo alla narrazione (Immaginazione)


Costruire dei contenitori dentro i quali le esperienze vissute o i ricordi narrati dalle persone che raccontano possono essere classificati in gruppi, sia per quel che riguarda il discorso emotivo della storia, sia per quel che riguarda i personaggi o il modo di raccontare. La fusione di storia, personaggio e modo ci darà il testo o meglio l'idea espositiva del testo.


 


b) Riflessione pretestuale (Descrizione)


Individuata le idee generali attorno alla quale ruoteranno i testi, si potrà stabilire la trama di ogni composizione nei loro tratti essenziali: questa sarà il corpo delle nostre storie.


L'idea generale nasce dall'analisi di tutti i racconti raccolti e la nostra scelta "narrativa" si avvarrà di uno stile molto particolare: il racconto fantastico (L’occhio di Alice) per dare daranno libero sfogo alla immaginazione, per raccontare e raccontarsi.


 


c) Ideazione (Organizzazione)


Questa fase, che può essere definita anche pre-storia, è la messa a paragone dei termini finora affrontati: idea, argomento ed intreccio. Tutto questo per arrivare ad una sintesi che è l'azione svolta dalle stesse storie. L'immaginario, il reale e il fantastico dei luoghi si trasferisce, come valore, sull'aspetto drammaturgico, aprendo possibilità di ricerca sul fronte del carattere, su quello dell'esperienza, sui personaggi e sulle determinazioni di tempo, creando un contenitore dove tutto ciò che si è raccolto diventi storia da raccontare.


 


d) Produzione (Graficizzazione)


Sulla base della storia ormai definite dalle fasi precedenti, dopo la presa di coscienza che un processo logico, un processo linguistico ed un processo creativo debbono proseguire su binari paralleli, per definire l'intreccio nei suoi tratti particolari, si affronta il progetto definitivo: restituire in immagini, parole, suoni e movimenti tutto ciò che le storie delle “famiglie” coinvolte hanno voluto regalarci.


 


 


Conclusioni:


 


Parma la città che fa Meraviglia” vuol essere un album di famiglia della città realizzato insieme agli abitanti, alla scoperta dei racconti e delle immagini nascoste negli alberi genealogici, quindi nella storia, delle famiglie.


Le storie e le fotografie, man mano che vengono raccolte, saranno esposte in luoghi fisici (piazze, biblioteche, centri associativi) che dovrebbe diventare il punto in cui, poi vengono raccontate o raccolte in volumi a tema in cui saranno trascritte, graficizzate e disegnate


La ricerca e la redazione delle storie sono affidate a un gruppo di giovani cittadini ed operatori del sociale, opportunamente formati, in modo che siano loro stessi a compiere un viaggio tra le generazioni e che al termine del progetto si ritrovino con una profonda conoscenza della propria città e anche con la capacità di raccontarla da un punto di vista immaginifico.


Ogni storia è, per chi non la conosce, un racconto sorprendente che crea meraviglia, ogni narratore che racconta una storia, sconosciuta agli altri, è Alice che torna da un suo viaggio meraviglioso.


Le Alice che raccontano diventeranno una risorsa importante per la città.


L’idea è quella dello scambio fra generazioni, di promuovere incontri che altrimenti non avverrebbero, di far passare ai cittadini il concetto che la propria storia e le proprie immagini hanno dignità e valore, e che l’identità di un territorio è un cantiere sempre aperto.


 

 

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