Progetto "per educare un fanciullo serve un intero villaggio"

In programma dal 19/01/2008 chiedi informazioni

L'idea

"Per educare un fanciullo serve un intero villaggio": in questo proverbio africano sono racchiusi lo spirito e il significato del progetto realizzato da novembre 2007 a giugno 2008 dall'Agenzia per la Famiglia del Comune di Parma.

Il progetto ha portato all'allestimento al Palazzetto Eucherio Sanvitale, nel Parco Ducale di Parma, di tre mostre interattive: "Pinocchio nel paese dei diritti", "Dove sei Piccolo Principe?" e "Momo, non ho tempo!".

Tutta la comunità, nelle sue diverse componenti (istituzioni, scuola, famiglia, educatori, associazioni di volontariato, cooperative sociali e mondo economico) è chiamata a sostenere la crescita e il benessere dei bambini e dei ragazzi e a favorire la trasmissione di valori come il rispetto per l'altro, l'amicizia, l'amore, la capacità di incontro e di ascolto, l'accoglienza delle persone diverse da noi.

Con questo spirito e grazie alla collaborazione con l'associazione Rinoceronte incatenato e Forum Solidarietà, l'Agenzia per la Famiglia ha condotto i bambini e le bambine della città di Parma in un viaggio fantastico alla scoperta dei loro diritti e dei valori su cui costruire la loro identità e le loro vite. Tutta la città ha quindi riscoperto l'importanza del rispetto per gli altri, della comunicazione, dell'ascolto e del tempo trascorso con i propri figli.

E' stato da subito lo stesso proverbio, scelto come slogan del progetto, a fornire indicazioni su obiettivi e destinatari:

- l diffondere la consapevolezza che tutti i cittadini, indipendentemente dal loro compito in famiglia e nella comunità civile, sono chiamati ad assumere il proprio ruolo educativo, sia nei confronti dei più piccoli che degli adulti loro coetanei e compagni di strada

-l creare una rete all'interno del "villaggio Parma" tra istituzioni, enti educativi, mondo del volontariato e dell'impresa per promuovere in città i valori della solidarietà e dell'accoglienza, secondo linguaggi che parlassero a tutte le generazioni.

 

Un po' di storia

Tutto è incominciato a giugno 2007, con la creazione dell'Agenzia per la Famiglia da parte del Comune di Parma, con la mission specifica di promuovere il "ben-essere" della famiglia attraverso politiche che la valorizzino e le consentano di crescere in serenità e sicurezza.

La scelta è stata allora quella di individuare metodi per rendere le famiglie davvero partecipi della vita della loro città e sensibilizzare tutta l'Amministrazione comunale alle esigenze delle stesse.

Per fare questo era indispensabile valorizzare in particolare il ruolo educativo degli adulti, nei confronti dei bambini e delle bambine: un ruolo che non esiste solo in ambito familiare, dove genitori, nonni e zii sono tutti chiamati a essere figure di riferimento per i loro figli e nipoti, ma che deve essere condiviso a vari livelli da tutta la comunità, dai maestri, dagli educatori professionali, dagli amministratori, da tutte le persone che ogni giorno incontrano e lavorano con i nostri ragazzi.

L'occasione per mettere in pratica tutto ciò diventa il progetto "Per educare un fanciullo serve un intero villaggio" che nella seconda metà di novembre, pochi mesi dopo la creazione dell'Agenzia per la Famiglia, durante un apposito corso di formazione all'Università di Parma è stato presentato  a 50 persone tra volontari, insegnanti e referenti delle diverse realtà coinvolte.

Il progetto è stato poi presentato alla città con una conferenza stampa il 17 dicembre 2007: per l'occasione, è stato possibile avere un piccolo assaggio in anteprima delle mostre "Pinocchio nel paese dei diritti" e "Dove sei Piccolo Principe?" poi allestite in gennaio e febbraio mentre prendevano il via i Laboratori Momo, gli incontri di preparazione per la realizzazione della mostra e della pubblicazione "Momo, non ho tempo!" e i due eventi pubblici "Aspettando Momo".

 

Nel marzo 2008, mentre il progetto era ancora in corso,  il Comune di Parma riceveva la menzione speciale "Premio Amico della Famiglia 2007" dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri per "i segnali concreti di interesse nei confronti delle famiglie, meritevoli di essere incoraggiati e diffusi". Nell'ottobre successivo il progetto "Per educare un fanciullo serve un intero villaggio" si aggiudicava il premio "Una Pubblica Amministrazione da favola" dell'associazione italiana della Comunicazione istituzionale: un riconoscimento a livello nazionale per le Amministrazioni pubbliche che realizzano e diffondono progetti di comunicazione rivolti ai bambini da 0 a 14 anni, utili a favorire la conoscenza delle istituzioni, la crescita della partecipazione e del senso civico e la partecipazione alla vita del Paese.

 

 

I promotori con l'Agenzia per la Famiglia

 

L'associazione Rinoceronte incatenato

E' un'associazione culturale specializzata nell'organizzazione di iniziative teatrali, culturali, turistiche, ricreative, educative e si avvale di persone esperte del mondo della cultura e dello spettacolo. In collaborazione con Unicef Italia, l'associazione aveva già dato vita in precedenza alle due mostre "Pinocchio nel paese dei diritti" e "Dove sei Piccolo Principe?" e ha fornito la sua esperienza in questo campo per la realizzazione di "Momo, non ho tempo!".

 

Forum Solidarietà

E' l'associazione che coordina oltre 100 associazioni di volontariato e che dal 1997 si occupa anche di gestire il Centro servizi per il volontariato per la provincia di Parma: tra i suoi obiettivi ci sono il sostegno al mondo del volontariato e la promozione della cultura della solidarietà. Nell'ambito del progetto"Per educare un fanciullo serve un intero villaggio", Forum Solidarietà ha dato un prezioso contributo nel coinvolgere le numerose associazioni che hanno aderito e ha inoltre svolto un importante ruolo di coordinamento organizzativo e di gestione amministrativo-fiscale.

 

Ciascuna realtà promotrice ha individuato un referente per il progetto: Alida Guatri per l'Agenzia per la Famiglia del Comune, Benedetto Tudino per l'associazione Rinoceronte incatenato e Roberto Allegri per Forum Solidarietà.

 

 

L'intero villaggio si mobilita

Il coinvolgimento della città è stato massiccio ed è aumentato, unitamente all'interesse di opinione pubblica e addetti ai lavori, con il trascorrere dei mesi: dalla prima all'ultima mostra infatti le realtà partecipanti (associazioni di volontariato, partner speciali, cooperative speciali, istituti comprensivi) sono salite da 68 a 88 e gli sponsor del mondo delle aziende da 34 a 44. Ai nove partner speciali che già sostenevano la prima mostra (Assessorato alle Politiche sociali e sanitarie della Provincia di Parma, Diocesi di Parma, Agenzia Disabili e Agenzia Politiche di sviluppo del benessere giovanile del Comune di Parma, Istituto penitenziario di Parma, cooperativa sociale la Bula, servizio Le Eli-Che dell'Università di Parma, Unità Operativa di Pediatria e Oncoematologia dell'Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma e Azienda Usl di Parma) si sono aggiunti  l'Assessorato alla Cultura e alle politiche giovanili del Comune di Parma e in ultimo la Regione Emilia-Romagna.

 

A premiare il progetto sono stati anche i visitatori. Le 4.000 presenze per "Pinocchio nel paese dei diritti" sono aumentate di oltre un terzo per "Dove sei Piccolo Principe?"  (6.200 visitatori in 12 giorni) e per "Momo, non ho tempo!" (6.500 visitatori in 10 giorni). Un vero successo, in particolare se si pensa che sulla base dei precedenti allestimenti parmigiani si attendevano circa 2.000 visitatori per evento. È stata la dimostrazione della validità del progetto, che è riuscito davvero a creare curiosità e interesse in tutta la città, anche in chi non ha respirato l'entusiasmo e l'impegno del lavoro di preparazione.

 

Le mostre

 

[Pinocchio nel paese dei diritti]

 

La mostra "Pinocchio nel paese dei diritti", liberamente tratta da "Le avventure di Pinocchio" di Carlo Collodi, è stata la prima delle tre mostre interattive.

Nata dalla collaborazione tra Unicef Italia, Regione Lazio e l'associazione Rinoceronte incatenato,  era già approdata a Parma nel novembre 2006 a Palazzo Sanvitale e nel marzo 2007 a Palazzo Pigorini e in entrambi i casi con un buon successo di pubblico.

Riproposta dal progetto "Per educare un fanciullo serve un intero villaggio" la mostra è rimasta aperta, per sei ore giornaliere giorni festivi inclusi, dal 19 al 29 gennaio 2008.

Il 18 gennaio, giorno precedente l'apertura, circa 80 persone, tra cui studenti del liceo socio-pedagogico "Albertina Sanvitale" e del liceo della comunicazione "P.G.E. Porta", 50 volontari delle associazioni, operatori ed educatori delle cooperative, docenti delle scuole coinvolte, studenti disabili dell'Università di Parma e ragazzi disabili della cooperativa la Bula, hanno partecipato a un momento di formazione. Insieme, queste persone hanno poi animato la mostra nei giorni successivi e accompagnato i visitatori alla scoperta di "Pinocchio nel paese dei diritti".

A margine della mostra sono stati proposti 7 Pomeriggi fantastici, laboratori rivolti ai bambini più piccoli, resi possibili concretamente dal contributo di Barilla G. e R. F.lli spa.

 

La mostra

Il percorso della mostra vede un parallelismo tra le vicende di Pinocchio e gli articoli della Convenzione dei diritti dell'infanzia approvata dall'Assemblea generale dell'Onu nel 1989. Due i possibili livelli di interpretazione: i bambini e le bambine sono aiutati a conoscere i loro diritti; gli adulti vengono guidati ad accogliere ed educare i bambini, ciascuno nella sua complessità e ricchezza. Non è certo un caso che il protagonista della storia, Pinocchio, sia caratterizzato dalla diversità del suo essere burattino: eppure ha gli stessi diritti degli altri bambini ad essere tutelato.
23 scenografie in legno rappresentano le tappe della vita di Pinocchio e diventano, ognuna, uno spunto per sottolineare un articolo della Convenzione dei diritti dell'infanzia. Per esempio, quando Geppetto chiama il suo burattino "Pinocchio", viene ricordato l'articolo 7: "Hai il diritto di avere un nome, e al momento della tua nascita".

La mostra è completata da una sezione bibliografica e pittorica e cinque spazi a misura reale che rappresentano i luoghi importanti della storia di Pinocchio e della vita nell'Ottocento: il teatrino delle marionette di Mangiafuoco, lo studio di Collodi, la bottega di Geppetto, la stanza dei bambini e l'Osteria del Gambero Rosso.

Ai visitatori è stata consegnata la pubblicazione-catalogo "Pinocchio nel paese dei diritti" (prima edizione aprile 2005), personalizzata con l'immagine-simbolo del progetto "Per educare un fanciullo serve un intero villaggio".

L'afflusso di visitatori, nonostante la mostra fosse già stata allestita in precedenza in città, è stato lusinghiero: in totale gli accessi sono stati 4000  (erano stati rispettivamente 2600 e 2050 nelle edizioni del 2006 e del 2007), di cui 1140 studenti provenienti dalle scuole di Parma (40 classi) e della provincia (14 classi). La giornata di maggiore affluenza è stata però domenica 27 gennaio, con circa 750 presenze in 6 ore di apertura: un segnale concreto di partecipazione delle famiglie nella loro uscita festiva e di coinvolgimento della città.

Per quanto riguarda la partecipazione delle scuole, si registra la risposta positiva alla possibilità offerta da Tep di usufruire del trasporto gratuito per la visita alla mostra: vi ha infatti aderito circa il 50% delle classi.

Già per questo primo evento pubblico del progetto la rete di associazioni, istituzioni e sponsor era molto estesa: a sostenerlo c'erano infatti 46 associazioni di volontariato e promozione sociale, 6 cooperative sociali, 7 scuole; 9 partner speciali e 34 sponsor.

 

 

[Dove sei Piccolo Principe?]

 

La mostra "Dove sei Piccolo Principe?", seconda tappa del progetto, è rimasta aperta dal 27 febbraio al 9 marzo 2008.

Nata come la precedente dalla collaborazione tra Unicef Italia, Regione Lazio e l'associazione Rinoceronte incatenato, era già stata presentata a Parma nel maggio 2006 nel Parco Cittadella.

Il secondo allestimento parmigiano ha arricchito la mostra originale con il laboratorio permanente "I 5 sensi: vieni a giocare?" a cura di Le Eli-Che, servizio per studentesse e studenti disabili e fasce deboli dell'Università di Parma e con la presenza del planetario gonfiabile offerto dall'associazione culturale per la divulgazione scientifica Googol, con sede nella nostra città.

A questi si sono affiancati 9 Pomeriggi fantastici, che hanno visto la partecipazione di circa 400 bambini e nel corso dei quali sono stati proposti 7 eventi originali, realizzati e pensati da realtà di Parma.

La presenza di laboratori "targati" Parma è il segnale di come le maglie della rete tra i soggetti più coinvolti siano diventate più fitte con il progredire del progetto.

Il 26 febbraio 100 persone hanno partecipato a un momento di formazione per animatori-attori della mostra: tra loro c'erano volontari delle associazioni, operatori dei partner del progetto e studenti di due scuole superiori di Parma: la Scuola per l'Europa e il liceo della comunicazione "P.G.E. Porta".

Il 27 febbraio la mostra è stata inaugurata da un corteo animato di circa 150 persone (scuole, associazioni, partner del progetto) che hanno accompagnato il Piccolo Principe dai Portici del Grano del Palazzo Comunale all'allestimento di Palazzetto Eucherio Sanvitale nel Parco Ducale.

 

La mostra

Protagonista della mostra è il Piccolo Principe, personaggio raccontato da Antoine de Saint Exupery nel suo celebre libro.

Attraverso la metafora del viaggio e degli incontri del Piccolo Principe, che impara a riconoscere l'unicità di ciascuno, l'importanza di entrare in relazione con gli altri e di creare legami veri, anche i visitatori della mostra sono invitati a riscoprire valori come l'amore, l'amicizia, la solidarietà, la condivisione e l'accoglienza. Determinante è la figura della volpe che rivela il suo segreto al Piccolo Principe prima del ritorno al suo pianeta e tramite lui a tutti i bambini e gli adulti che hanno esplorato la mostra: "Non si vede bene che col cuore. L'essenziale è invisibile agli occhi".

Fa da ingresso alla mostra una grande baracca di burattini, che aiuta i visitatori adulti a ripensare alla loro infanzia, perché "Tutti i grandi sono stati bambini una volta (Ma pochi di essi se ne ricordano)". Quindi il percorso si snoda tra 20 piccole scene e bauli: 6 scene rappresentano i pianeti visitati e i personaggi incontrati dal Piccolo Principe nel suo viaggio; 4 bauli riproducono gli incontri e gli ambienti della Terra; 1 baule riproduce il pianeta del Piccolo Principe; 4 quadri mostrano i disegni delle pecore che l'aviatore-narratore nel libro realizza per il Piccolo Principe quando lo incontra nel deserto; 5 bauli riproducono ognuno uno dei cinque sensi, per spiegare ai visitatori da cosa può nascere una storia (dall'odore e quindi da un profumo particolare, da un sapore particolare, dal toccare qualcosa di apparentemente sconosciuto, dal guardare immagini naturali ma sulle quali di solito non ci si sofferma più di tanto, dal sentire una musica allegra legata alla nostra infanzia). Inoltre, si visitano due ambienti a grande misura: una riproduzione immaginaria della camera dell'autore Antoine de Saint-Exupéry da piccolo e il Mondo, una moquette di 4x4m divisa in 6 spicchi, con 6 scene degli ambienti descritti dal Piccolo Principe quando visita il pianeta Terra.  I piccoli visitatori hanno poi a disposizione tavolini a loro misura per cominciare a disegnare la "loro pecora" e iniziare così una nuova storia, la loro.

Tutto il percorso è accompagnato dalla presenza di animatori-attori che interagiscono con il pubblico e rendono i bambini veri protagonisti della mostra.

La scelta di racchiudere ambienti e personaggi nei bauli ha lo scopo di stimolare la fantasia dei bambini e di far tornare gli adulti al ricordo del passato: il baule infatti è per eccellenza il contenitore di cimeli e oggetti del passato, che facilmente acquistano così anche un'aurea di magia.

Nei 12 giorni di apertura la mostra ha registrato circa 6200 visitatori, di cui 1260 studenti, per un totale di 54 classi provenienti da 23 scuole diverse, dalla scuola dell'infanzia alla scuola secondaria superiore di primo grado. Anche in questo caso il 50% delle classi ha usufruito del trasporto gratuito alla mostra offerto da Tep.

A conferma dell'attrattività della mostra come meta per tutta la famiglia e non solo per le scolaresche, ancora una volta la giornata di maggiore affluenza è caduta durante il weekend: sabato 1° marzo sono stati stimati infatti circa 800 visitatori.

Anche la partecipazione dei soggetti a diverso titolo coinvolti nel progetto "Per educare un fanciullo serve un intero villaggio" è cresciuta rispetto alla mostra precedente: 53 associazioni di volontariato e promozione sociale, 6 cooperative sociali, 7 scuole, 10 partner speciali e 38 tra sponsor e sostenitori. Ma soprattutto la mostra ha impegnato ogni giorno 15 persone al mattino e 15 al pomeriggio e sono stati ben 150 i volontari delle associazioni che hanno offerto la loro disponibilità per l'allestimento e l'animazione.

 

 

Momo, non ho tempo]

 

"Momo, non ho tempo!" è stata ideata, elaborata e costruita interamente a Parma da tutti i partner aderenti al progetto. La mostra è rimasta aperta al pubblico dal 23 maggio al 2 giugno 2008.

La sua realizzazione si deve alle idee originali di bambini e bambine, ragazzi e ragazze, adulti di Parma che hanno imparato ad amare il personaggio raccontato da Ende e dalle sue vicende hanno tratto spunti originali per il percorso espositivo e per raccontare la storia ai loro coetanei.

Oltre a guidare la fase creativa che ha preceduto l'allestimento di "Momo, non ho tempo!" e la pubblicazione dell'omonimo volume, molti operatori e volontari sono stati poi materialmente presenti al Palazzetto Eucherio Sanvitale nei giorni di apertura al pubblico. Per esempio, studenti del liceo "P.G.E. Porta" e volontari dell'associazione Famiglia aperta hanno animato la mostra; i volontari del progetto Giocamico hanno curato lo spazio laboratoriale "Ti-riciclo", per trasformare materiale sanitario in giocattoli; le insegnanti della Scuola in ospedale hanno aiutato i piccoli visitatori a decorare il loro cuscino per entrare nell'angolo delle coccole e i volontari del gruppo Tam Tam hanno gestito il laboratorio delle Ore-fiore da loro ideato.

La mostra è stata inaugurata il 23 maggio in due momenti, rispettivamente all'Ospedale e nel carcere di Parma. Questa scelta ha voluto riconoscere il contributo fondamentale dei due gruppi che avrebbero poi avuto maggiori difficoltà, per motivi diversi, a visitare la mostra al Palazzetto Eucherio Sanvitale: i bambini ricoverati e i detenuti.

 

La mostra

Momo, protagonista dell'omonimo romanzo di Michael Ende, è una bambina orfana che, fuggita dall'orfanatrofio, si stabilisce in un anfiteatro alla periferia di una grande città. Presto gli abitanti della città - tra cui spiccano Nino l'oste e sua moglie, Beppo Spazzino e Gigi Cicerone - la adottano e grandi e piccini fanno la fila per andare a confidarsi con lei. Perché Momo ha una straordinaria qualità: sa ascoltare in un modo speciale.

Il mondo di Momo però viene a un tratto messo in pericolo dai Signori grigi, agenti di una immaginaria Cassa di risparmio del tempo che sottraggono il tempo agli altri, distruggendo l'armonia della città.

All'interno della mostra, 35 quadri frutto del lavoro di tutte le realtà coinvolte, si sviluppano tre percorsi: narrativo (dove si racconta la storia di Momo), emotivo (dove si cerca di rendere note - in immagini - sensazioni ed emozioni nate durante la lettura) e critico (tutto ciò che il leggere "Momo" ha fatto scattare per decodificare la società che ci circonda).

 

Aspettando Momo

Mostra e pubblicazione hanno preso vita grazie all'entusiasmo e all'impegno condiviso delle numerose associazioni, cooperative, istituzioni e scuole della città, oltre che al sostegno economico degli sponsor. I vari soggetti coinvolti nella rete intessuta dall'Agenzia per la Famiglia del Comune di Parma hanno iniziato a lavorare per la realizzazione della mostra "Momo, non ho tempo" fin dall'inizio del progetto, in contemporanea all'allestimento delle prime due mostre.

I referenti delle realtà più attivamente impegnate nella realizzazione della mostra hanno partecipato a una serie di incontri di formazione dedicati. I bambini guidati dai loro educatori hanno quindi conosciuto la storia di Momo e l'hanno tradotta secondo diversi linguaggi creativi: la drammatizzazione, il disegno, la scrittura creativa, la manipolazione. Molti degli oggetti presenti all'interno della mostra, infatti, sono stati ideati e realizzati nei mesi precedenti dai bambini e dalle bambine della città di Parma.

In 10 giorni di apertura "Momo, non ho tempo" ha ricevuto complessivamente circa 6500 visite, comprese 58 classi di 14 scuole diverse, per un totale di 1046 studenti. 40 sono stati i visitatori dei gruppi "speciali", la Pediatria dell'Ospedale Maggiore, l'associazione Mani colorate e il gruppo A casa con sostegno dell'Agenzia disabili del Comune: tutti erano stati anche autori della mostra. Sono quindi state oltre 5000 persone quelle venute privatamente a scoprire il percorso della mostra, a conferma della finalità profonda del progetto: sostenere le famiglie nel loro ruolo educativo, che non deve essere delegato solo all'istituzione scolastica.

Il successo più profondo, però, si legge nel numero di realtà e di attori coinvolti nella realizzazione e nelle varie iniziative collaterali: 44 sponsor, 63 associazioni di volontariato e promozione sociale, 7 cooperative sociali, 7 scuole, 11 partner speciali. Sono state più di 600 le persone - soprattutto bambini e ragazzi - che con i loro progetti e il loro impegno hanno costruito la mostra "Momo, non ho tempo". Grazie al coinvolgimento attivo di queste e altre realtà, non è stato difficile coprire i 360 turni richiesti per l'animazione della mostra (18 operatori a turno, 36 persone al giorno): preziosa è stata, per questo, anche la disponibilità di 45 volontari e dei 19 stagisti del liceo "P.G.E. Porta".

 

 

Sostegno solidale

Il benessere di una città si può raggiungere solo se tutti i membri della comunità, a partire dai bambini, si sentono responsabili per gli altri.

Proprio per questo, nella consapevolezza che è importante tutelare tutte le fasce deboli, l'Agenzia per la Famiglia ha proposto ai visitatori delle tre mostre di devolvere 1 euro a favore di un progetto di solidarietà: è stato scelto l'Orto diversamente abile, realizzato a Parma su iniziativa dell'associazione La mano di scorta.

Questa associazione è nata nel 2007, su iniziativa di un gruppo di volontari, alcuni abili, altri diversamente abili, con lo scopo di svolgere azioni per l'abbattimento delle barriere architettoniche e l'inserimento di minori, anziani e disabili nel tessuto sociale e relazionale della città. L'Orto diversamente abile è il primo progetto dell'associazione: ha l'obiettivo di dare agli anziani, ai disabili e a tutte le persone con scarsa mobilità la possibilità di portare avanti (o eventualmente imparare) l'arte dell'orticoltura, favorendo inoltre la realizzazione di eventi condivisi con famiglie o scolaresche e la trasmissione alle nuove generazioni dei saperi antichi legati alla terra. È stato creato un orto rialzato di circa 80 centimetri, accessibile anche a persone con difficoltà motorie, che ha trovato collocazione presso l'orto sociale di via del Garda. La nascita di questo primo orto accessibile ai disabili è stata possibile grazie al sostegno economico offerto dall'Agenzia per la Famiglia e da tutti i partner del progetto "Per educare un fanciullo serve un intero villaggio". I visitatori delle tre mostre hanno contribuito offrendo complessivamente 3.116,65 euro.

Il sostegno alla realizzazione dell'Orto diversamente abile era del tutto coerente con le finalità del progetto "Per educare un fanciullo serve un intero villaggio": l'Orto sarà infatti un luogo di incontro tra le generazioni, le famiglie e le diverse condizioni di vita. Tra i partner del progetto "Per educare un fanciullo serve un intero villaggio", inoltre, erano numerose le realtà attive nel campo della disabilità: il servizio Le Eli-Che dell'Università, l'Unione italiana ciechi, l'Anffas e la cooperativa La Bula. Anche all'interno delle mostre interattive presentate al Palazzetto Eucherio Sanvitale sono stati proposti laboratori attenti alle esigenze delle persone diversamente abili. Ora l'obiettivo è quello di portare avanti la manutenzione dell'Orto, ma anche di riuscire a farne nascere di nuovi, in altri insediamenti ortivi di Parma che già hanno offerto la loro disponibilità.

 

La pubblicazione

Dall'entusiasmo di chi ha collaborato alla creazione della mostra "Momo, non ho tempo" è nata anche una pubblicazione di 72 pagine. La particolarità del volume è che può essere letto da entrambi i lati, uno per gli adulti e uno per i bambini. Un libro che si può sfogliare sia "al dritto" che "al rovescio", "a testa in su" o "a testa in giù".

Ai bambini viene raccontata la storia di Momo dal libro di Michael Ende, affiancata da pensieri e rime sulla "gente" che abita le nostre città e il nostro tempo (testi di Benedetto Tudino). Ai grandi, invece, tra citazioni del libro di Ende e parole e sentimenti a cura di Emilia Caronna, viene raccontata un'altra storia, rivisitata per l'occasione: la piccola Momo sbuca dalle vetrine di un libraio della città di Parma e si incammina verso il Parco Ducale. Qui incontra bambini e bambine parmigiane e racconta le sue avventure, finché anche loro sono pronti a correre per le strade della città e del mondo a raccontare la storia della loro nuova amica. E' la storia di un "intero villaggio", la città di Parma, che si mobilita e si ritrova cambiata nell'impegno profuso in un progetto educativo.

 

Dal gennaio 2009 è successo che...

 

Dopo due anni di attività e di partecipazione intensa della città, il progetto "Per educare..." non si è fermato ma, anche sulla scia di un crescente interesse, ha riproposto la mostra di Momo ed il suo sviluppo rinnovate dalla ricchezza di tutto ciò che emerso dai precedenti allestimenti nei racconti e nelle emozioni dei bambini e degli adulti, affiancate dalla Mostra su Stepan Zavrel.

Nel gennaio 2009 la mostra di Momo è ritornata in uno dei luoghi maggiormente significativi, il carcere di Parma ponendosi l'obiettivo di chiudere il percorso narrativo ed emotivo con gli ospiti che si erano resi disponibili a questa esperienza.

Con lo stesso presupposto, in primavera Momo è ritornato nei reparti pediatrici dell'Ospedale di Parma includendo percorsi momenti formativi per gli insegnati e gli operatori, esperienza questa che ha dato origine alla pubblicazione "I colori dell'arcobaleno".

 

Un autunno molto "caldo"...

Dopo la pausa estiva, durante la quale l'attività dell'Agenzia ha continuata il suo lavoro di rete, il mese di settembre ha visto una ripresa di due importanti progetti in continuità con lo spirito e le attività proposte nei due anni precedenti.

 

La Mostra "Il Magico Mondo di Stepan Zavrel colora la nostra città"

Il primo progetto ha origine nell'ottobre 2008 quando l'Agenzia per la Famiglia viene premiata al concorso "Una Pubblica Amministrazione da favola" per il progetto "Per educare...". Il premio è stato istituito nel 2006 dall'Associazione Italiana della Comunicazione istituzionale. Si tratta di un riconoscimento a livello nazionale per le Amministrazioni pubbliche che realizzano e diffondono progetti innovativi di comunicazione rivolti ai bambini e ai ragazzi, utili a favorire la conoscenza delle istituzioni, la crescita della partecipazione e del senso civico e la partecipazione alla vita del Paese.

Il premio si è tradotto nella possibilità di esporre disporre di 60 opere originali del famoso illustratore per l'infanzia Stepan Zavrel che ha vissuto quasi tutta la sua vita in Italia con l'intento di trasferire la propria arte e la cultura della narrazione alle generazioni future.

Ecco che, nell'intento di offrire alla cittadinanza e nello stesso tempo nel ringraziarla quale protagonista del progetto e quindi meritevole del premio, nasce la mostra "Il Magico Mondo di Stepan Zavrel colora la nostra città" tenutasi dal 10 ottobre al 1 novembre 2009, nel prezioso spazio espositivo di Palazzetto Eucherio Sanvitale e curata da Officina Fantastica, membro della Fondazione Sarmede che preserva e promuove l'opera omnia dell'artista ceco.

La mostra, ha ottenuto grande apprezzamento (circa 3.500 visitatori nelle tre settimane di apertura) da parte del pubblico (in particolare le scuole primarie) per la bellezza delle illustrazioni esposte e per le attività ad essa collegate (visite guidate, laboratori, letture animate e Pomeriggi a Sorpresa) condotte grazie ad un lavoro sinergico che ha affiancato all'opera di professionisti del settore il contributo di più soggetti sociali del territorio: scuole, associazioni di volontariato e culturali, cooperative sociali, istituzioni, mondo economico, sono state coinvolte per "stare e fare insieme" intrecciando reti di amicizia e di solidarietà.

L'esperienza ha visto anche coinvolti, con grande successo e gradimento, 50 studenti del Liceo Classico Romagnosi e 30 del Liceo Psico-Pedagogico Albertina Sanvitale che, sottoforma di stage, hanno affiancato le guide di riferimento di Officina Fantastica occupandosi dei momenti di narrazione e della parte finale dell'incontro dedicata al disegno.

I laboratori artistici del sabato e le letture animate della domenica sono stati realizzati appositamente per la Mostra e ideati con affetto verso il Maestro scomparso dai suoi allievi divenuti oggi noti illustratori ed hanno rappresentato per molte famiglie l'occasione di trascorrere insieme un tempo prezioso, pieno di delicate emozioni.

Il programma dei Pomeriggi a Sorpresa infine ha proposto ogni pomeriggio per tutta la durata della mostra attività laboratoriali legate ai temi delle illustrazioni e curate da diverse realtà associative del territorio parmense.

 

Il ritorno di Momo

Il progetto "Per educare..." dal 2007 ad oggi ha percorso una strada che, attraverso eventi, attività e laboratori ha suscitato domande ed attivato risorse a conferma che una cultura della collaborazione, della sussidiarietà, dello scambio inizia a porsi come base per una reale comunità educante.

La mostra Momo è stata, forse tra le realizzate quella che ha coinvolto ed impegnato, come già accennato, un numero di partner veramente significativo. Ciò ha reso l'esperienza unica, profonda e significativa al punto da generare nella città piccoli ma significativi cambiamenti.

Per questo motivo la mostra "Momo, non ho tempo!" è ritornata a disposizione della città subendo una modifica di tipo grafico, cancellando il "non", ma che in realtà sta significare che tra noi "qualcosa è cambiato...".

Dal 17 ottobre al 17 novembre nuovamente presso i reparti di Pediatria e dal 20 al 30 novembre al Palazzetto Eucherio Sanvitale, una "nuova" mostra di Momo ha preso vita riscuotendo ancora grande successo.

"Momo, non ho tempo" per la sua caratteristica di mostra interattiva che vive dall'agire dei visitatori, non si presenta mai uguale a se stessa ma, come concepita già all'origine, nei vari allestimenti successivi si arricchisce dei contributi di tutti i visitatori di quelli precedenti, cambiandone l'emozione le storie da raccontare. Attraverso la dinamicità della mostra precedente, la città ha potuto cogliere questi piccoli ma profondi cambiamenti nelle realtà locali, osservando le cose da nuovi punti di vista e rilanciando una ulteriore spinta per una comunicazione tra gli individui votata al ben-essere degli stessi.

Il giorno dell'inaugurazione presso i reparti dell'0spedale è stato presentato il volume "I colori dell'arcobaleno" che racchiude l'esperienza delle attività della mostra vissuta dalle insegnati della scuola interna e da vari operatori dei reparti ed elaborata all'interno di un corso di micro-scrittura curato dal prof. Benedetto Tudino, ideatore della mostra.

Nell'ultima settimana di novembre, in concomitanza con la celebrazione dei 20 anni dalla ratifica della Carta internazionale dei diritti del fanciullo promossa dall'UNICEF, la mostra è approdata al Palazzetto Eucherio Sanvitale a disposizione di tutti i cittadini.

Anche in questo caso si è ritenuto opportuno coinvolgere le realtà territoriali quali protagonisti principali del cambiamento avvenuto: sono così stati coinvolti circa 50 studenti del Liceo Scientifico Porta e del Liceo Psico-pedagogico Albertina Sanvitale che hanno assunto il ruolo di narratori ed animatori della storia per i visitatori.

Sono stati inoltre proposti alcuni laboratori sempre curati da associazioni del territorio.

Durante il periodo della mostra lo staff della mostra che aveva curato tutti i percorsi precedenti, ha presentato all'interno del carcere il volume ed il video "Liberi di evadere" contenenti entrambi le emozioni, le opinioni, le testimonianze e le speranze degli ospiti della casa circondariale. In questa occasione, molto sentita da operatori e ospiti del carcere,  si è ribadito quanto, anche in condizioni lontane da un quotidiano fatto di innumerevoli incontri e attività, è necessario e giusto vivere lo spazio e il tempo in una dimensione dove l'individuo possa trovare un senso alla sua vita.

Parallelamente alla mostra si è progettata una giornata dedicata ai diritti dei fanciulli e conclusasi il 1 dicembre 2009 con il convegno "Facciamo che la città..." che ha visto come ospiti privilegiati alcuni membri del direttivo nazionale UNICEF Italia.

Questa giornata non ha voluto essere un esclusivo momento di scambio di idee, parole, ipotesi ma è partita dall'attività concreta dei bambini. Sono state coinvolte alla fine di novembre la scuola primaria A. Toscanini e la Scuola per l'Europa che hanno vissuto un'esperienza laboratoriale sul tema dei diritti. La scuola Toscanini ha lavorato sull'analisi degli articoli della carta e su un percorso di scrittura creativa sugli stessi sfociato in una serie di indovinelli molto arguti e centrati per tutti gli articoli della carta. La Scuola per l'Europa ha invece effettuato una ricognizione sul territorio cittadino al fine di individuare i luoghi dove Momo è passato (vivibili e piacevoli), quelli in mano agli uomini grigi (degrado) e quelli dove Momo forse arriverà (dove si è notato un primo cambiamento). E' nata così una nuova mappa della città che si è sovrapposta a quella realizzata nel 2007 dagli adolescenti di alcune scuole con un simile criterio di lavoro.

Le due attività sono state presentate e giocate al convegno. A seguire i referenti UNICEF hanno presentato i temi della carta con particolare riferimento al progetto "Città amiche", le città a misura di bambino.

I protagonisti della settimana di "Momo non ho tempo" non si sono ridotti a quelli elencati ma ha visto protagonisti anche i giovani della città che ruotano intorno ai "Centri giovani del Comune di Parma" riuniti nella struttura Engioi, molti dei quali avevano già vissuto l'esperienza delle mostre precedenti.

L'obiettivo del loro coinvolgimento consisteva nell'appropriarsi dello spazio città, quello spazio negato un po' a tutti, riprendendosi per un momento quei luoghi che una volta erano il centro della dinamica cittadina. Inoltre si è voluto importante ribadire la considerazione e l'attenzione che necessita questa fascia di età così complessa ed articolata.

Con l'appoggio entusiasta di tutti gli educatori dei centri si è organizzato domenica 30 novembre un grande pomeriggio di giochi sotto i Portici del Grano, il luogo più centrale della città e sede dell'Amministrazione Comunale. La giornata, nonostante la pioggia ha ottenuto grande successo di partecipazione e gradimento da parte di piccoli e grandi che hanno potuto cimentarsi in giocolerie, giochi di abilità, di espressione e di sfidarsi al Grande Gioco dell'Oca gigante di Momo dove le pedine erano gli stessi partecipanti.

 

 

Scarica allegati - Progetto "per educare un fanciullo serve un intero villaggio"

Scheda completa del progetto

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Rinoceronte Incatenato collabora con Unicef Italia

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